Il ladro dei lumi e la ragazzina fra i muti

Elsa Morante 18 agosto30 anni senza Elsa è un blog tour nato per ricordare la scrittrice Elsa Morante a trent’anni dalla sua scomparsa (25 novembre 1985). L’iniziativa è partita dal blog letterario di Ornella Spagnulo, Cronaca di una vita intima, e si realizza in otto tappe

Io ho scelto di partecipare con Il ladro dei lumi, racconto tratto da Lo Scialle Andaluso di Elsa Morante.

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“Ecco Jusvin, in cospetto del Signore. Il Signore non ha corpo né faccia; è come una nube di tempesta, come l’ombra di una montagna: – Pietà, Signore, l’ho fatto per i miei figli. Acqua alla mia lingua, sonno ai miei occhi. Pietà del mio camminare che invidia i placidi morti -. Parole sono queste che ha sepolte nella gola, ma non prenderanno mai forma sulle labbra. La bocca si torce, gorgoglia, l’uomo gestisce e suda. E lui, il senza forma, non parla. Il suo tacere significa: Tu, ladro. Intanto sono giunti molti altri, silenziosi, usciti dalle mura del Tempio. I loro corpi sono masse oscure, i loro volti sono maschere dalle occhiaie vuote; eppure mi sembra di riconoscerne qualcuno. Ecco la vecchia Mitilda, quella che cuoceva i semi di zucca e che poi, mi dissero, è andata in cielo. Invece è qui, con le scarpe rotte e il fazzoletto intorno alla sua faccia senz’occhi. Ed ecco Lazzarino e il figlio Mandolino, lunghi lunghi, dalle lunghe braccia, col cappello a cilindro sui visi scheletriti. 

Sì, sono loro e altri non ne conosco, ma tutti si rassomigliano, e trascinano fra le mura buie i loro piedi pesanti. Alcuni hanno vesti bizzarre, fatte di stracci, dai colori diversi e sbiaditi, o fasce di cencio intorno al busto; con cappelli di tutte le fogge, come quelli che si vedono nei teatri. Certe donne portano vesti ampie che strisciano per terra senza rumore, e bistri e rossetti sulla pelle. E altri invece sono seminudi e pallidi. Sono i morti, e brancolano incerti, e tendono le labbra come per bere, chiedendo il loro lume. Nessuno di loro ha le ali; sembrano talpe uscite dalla terra. Di sotto la terra, certo credevano di vedere ancora il giorno in quel lume, ed ora a tentoni lo cercano. Solo i vivi possono accenderlo e spegnerlo; così vuole Dio, nel mezzo il silenzioso, che castiga i vivi e rinchiude nella terra i morti.  

Tale era il mio Dio; e quella ragazzina fui io, o forse mia madre, o forse la madre di mia madre; io sono morta e rinata, e ad ogni nascita si inizia un nuovo processo incerto. E quella ragazzina è sempre là, che interroga spaurita nel suo mondo incomprensibile, sotto l’ombra del giudice, fra i muti”.

 

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